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L’ANTICA PIEVE
DI SANT’ANTONIO ABATE IN ALTA VALLE D’ ALPONE
di BRUNO MENASPA' -
( dal libro
“Lessinia – territorio e cultura” a cura di Piero Piazzola e
Giuseppe Rama. Curatorium cimbricum veronense, 2002)
CHIESA "SAN
LEONARDO"
VESTENANOVA

Percorrendo le strade del Vestenese, man mano che ci si avvicina
ai centri principali di Bolca, Castelvero, Vestenavecchia e Vestenanova,
appaiono emergenti in lontananza le architetture delle chiese, punto
di riferimento visivo e spirituale di tutte le contrade sparse nel
territorio tra campi e boschi.
La costruzione che domina tutta la Valle d'Alpone è la chiesa
di Vestenanova, posta sulla sommità di un colle; si tratta
di una grande costruzione di stile neo classico( progettata dall'Abate
Angelo Gottardi), la cui facciata si erge immensa e monumentale
con un portico formato da quattro colonne di stile corinzio.
L'accesso avviene attraverso massicce gradinate laterali, la cui
costruzione ricorda il "templum" greco - romano.
Attorno alla chiesa una grande piazza spiana la sommità del
colle permettendo di vedere in tutta la sua dimensione geografica
Vestena e determinarne l'ampiezza.
La costruzione della chiesa risale al 1849, anno in cui fu posata
la prima pietra, venne terminata quattro anni e tre mesi dopo e
successivamente consacrata nel 1924.
A fianco e propiscente alla piazza è stata costruita la canonica
nello stesso luogo dove sorgeva la vecchia chiesa risalente al 1472.
La costruzione del campanile ebbe inizio nel 1921, ma l'inaugurazione
solenne avvenne solamente 27 anni dopo, il 3 giugno 1948, all'interno
del quale furono collocate ben nove campane che precedente erano
state poste provvisoriamente sopra una torretta in legno costruita
vicino alla chiesa.
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CHIESA DI "SAN
ZENONE E URBANO"
VESTENAVECCHIA

Non si hanno notizie certe di quando a Vestenavecchia fu costruita
la prima chiesa; abbiamo solo notizie relative alla consacrazione
della seconda, avvenuta il 17 luglio del 1494 da V. Chalomonese,
luogotenente del Cardinal S. Angelo, allora Vescovo di Verona.
La chiesa attuale, costruita tra il 1863 e il 1971, è una
delle poche nel territorio Veronese con doppia denominazione (S.
Zeno, primo titolare - S. Urbano, secondo titolare); della doppia
titolazione non si è riuscito a spiegare le ragioni che risalgono
probabilmente a un particolare momento della storia di quell'insediamento
per cui le motivazioni dei cambiamenti possono essere molteplici.
Di stile analogo alla Chiesa di S. Leonardo di Vestenanova, si differenzia
da questa caratterizzandosi per la mancanza del portico antistante.
Fu temporaneamente chiusa dopo il terremoto del 7 giugno 1891, e
le sue funzioni si svolsero nella Chiesa di S. Antonio.
Il lavoro di ristrutturazione ebbe inizio il 13 luglio e terminato
il 17 dicembre 1891; allo stesso anno risale la canonica che fu
costruita ove sorgeva la precedente.
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CHIESA DI SAN SALVATORE E BIAGIO
CASTELVERO

Tra
il 1626 e il 1640 la popolazione del piccolo paese venne decimata
da una pestilenza, e in quegli stessi anni venne deliberata la costruzione
di una nuova chiesa, poiché la precedente costruzione risultava
pericolante dato che sorgeva su di una zona franosa.
Nel 1855 nell'arco di un triennio a partire da tale anno, furono
eseguite parecchie opere; per primo fu abbattuta la vecchia chiesa
(la seconda in ordine cronologico) e sullo stesso suolo si edificò
la chiesa attuale intitolata a S. Salvatore e Biagio.
Le raffigurazioni delle pitture ( un Pontefice - forse Innocenzo
X e due apostoli seduti a banchetto) visibili su due tratti di parete
situati nel vano retrostante il pulpito dell'odierna chiesa ci conducono
a considerare le stesse come appartenenti alla precedente struttura
muraria. Il tipo di angolazione poi delle due pareti e la conoscenza
di alcuni cenni storici in merito alla localizzazione della prima
torre campanaria posta a settentrione e della sacrestia ci portano
ad immaginare l'abside della chiesa in questione a pianta quadrata
con la facciata orientata verso ponente. E ancora in documenti d'archivio
si ha la notizia di un altare cosiddetto "dei Filipozzi",
raffigurante la Santa Vergine e i Dodici Apostoli, che fu traslato
nel 1671 dalla vecchia alla nuova chiesa. In base a questo dato
si presume che l'edificazione della seconda chiesa sia avvenuta
tra il 1634 e il 1671.
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CHIESA S. GIOVANNI
BATTISTA
BOLCA

La costruzione dell'attuale chiesa di Bolca, in stile neoclassico,
risale al 1860 e rappresenta almeno la terza costruzione eretta
sullo stesso luogo. Fin dal 1500 fu denominata "Chiesa di San
Giovanni Battista di Bolca con Volpiana".(1)
Anche di questa chiesa si hanno le prime notizie nell'elenco delle
visite pastorali dal 1525 al 1541; venne officiata da religiosi
ed eretta a parrocchia con rector nel 1529.
All'interno della chiesa si possono ammirare l'altare maggiore dedicato
a S. Giovanni Battista, gli altri minori all'Addolorata, alla Vergine
del Rosario e a Sant'Antonio Abate (la devozione a quest'ultimo
potrebbe essere arrivata verso il Settecento).
Non si conosce la ragione per cui San Valentino sia entrato nella
devozione popolare di Bolca solamente in questa seconda metà
del secolo, mentre è generalmente risaputo che i montanari
ebbero per quel santo una devozione particolare fina dai tempi più
antichi (San Valentino come S. Antonio Abate e come San Bovo, era
invocato a protettore contro le malattie degli animali).
(1) Volpiana: contrada in provincia di Vicenza nel Comune
di Crespadoro.
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CHIESA DI S. GIOVANNI NEPOMUCENO
CRACCHI DI BOLCA

ORATORIO IN CONTRADA
CRACCHI
Tra il 1735 e il 1741 fu operata la costruzione dell'oratorio
in contrada Cracchi, dedicato a S. Giovanni Nepoluceno. Gli abitanti
della contrada Cracchi e della contrada Riva chiesero alla cancelleria
della curia vescovile nel 1735 di poter costruire un oratorio in
contrada Cracchi, viste la precarietà delle strade e la distanza
dalla Chiesa di Bolca. Gli abitanti delle due contrade si impegnarono
a "concorrere ognuno alle spese per la sua parte uguale",
ma durante i quattro anni occorsi per la costruzione gli abitanti
delle contrade non poterono sostenere il pesante onere economico
di loro spettanza, che, fu, invece, sostenuto dal suo ideatore Cracco
Giovanni.
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