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Milioni di anni fa, nel Mesozoico, la
zona era completamente sommersa dalle acque del mare (il mare della
Tetide), per cui sul fondale marino si accumularono spessori sempre
più consistenti di sedimenti, che col passare del tempo si
sono trasformati in rocce calcaree (Biancone, Scaglia).
Durante il Paleocene sup. e l'Eocene medio il settore
ad est della valle fu interessato da una tettonica subsidente e
contemporaneamente da eventi vulcanici: il fondale del mare era
sottoposto a forze di tensione, per cui si formarono una serie di
faglie normali (un esempio della nostra zona è la faglia
di Castelvero), che portarono il settore ad est a sprofondare, formando
così una depressione marina, nella quale si depositarono
notevoli spessori di materiale vulcanico. A quest'epoca e in questa
specifica situazione risale il sorprendente e per certi versi ancora
sconosciuto fenomeno dei fossili di Bolca. Tutto questo durò
fino all'Eocene medio, anche se una nuova attività effusiva
riprese nell'Oligocene, con la messa in posto di apparati effusivi
(vulcani) i quali produssero colate in ambiente subaereo ( un esempio
è il grande complesso del monte Calvarina).
Nel Neocene la linea di Castelvero è stata riattivata,
a causa di nuovi movimenti tettonici, stavolta di tipo compressivo,
che hanno portato al sollevamento ed all'emersione del fondale marino.
Durante questa fase le rocce già formate hanno subito fratturazioni
e ripiegamenti e si è arrivati alla situazione attuale grazie
a spostamenti lenti, che si sono verificati nel corso della storia
e che proseguono tutt'ora, conosciuti con il nome di "deriva
dei continenti".
Pertanto dal punto di vista geologico il territorio della Val d'Alpone
è diviso i due domini dalla linea di Castelvero, un'importante
linea terziaria, ad andamento nord-sud, analogo a quello della linea
Scledense, prossima alla verticale a nord, fortemente immersa verso
est (45°-60°) a sud, posta sul fianco occidentale della
valle, che si estende da Montecchia di Crosara fino a Campofontana.
A ovest di questa linea vi sono le formazioni carbonatiche cretacee
ed eoceniche; a est i prodotti del magmatismo "basaltico veneto"
di età Paleogenica (tali fenomeni sono contemporanei a quelli
avvenuti nell'area iberica ed euganea, che hanno portato alla formazione
dei rispettivi colli).
Tale fenomeno di magmatismo non era continuo, per cui nei periodi
di quiescenza di andavano a depositare sulle vulcaniti strati sedimentari,
che si sono trasformati in livelli di roccia carbonatica. Si indica
col nome di calcari nummulitici tutti gli orizzonti carbonatici
intercalati alle vulcaniti, e tra questi particolare importanza
assumono i Marmi di Chiampo.
Intercalate alle vulcaniti si trovano anche orizzonti di ligniti,
sfruttati in passato, a tastimonianza di condizioni lagunari o palustri,
che si ritrovano nei Lessini Orientali.
La diversità litologica determina una diversa morfologia
del territorio: i terreni di tipo calcareo presentano lineamenti
morfologici piuttosto aspri, talora accidentati, propri dei rilievi
carbonatici, che localmente, degradano attraverso fianchi dirupati
con al piede falde detritiche variabili in potenza ed estensione;
quelli vulcanici riflettono profili a linee morbide, connessi a
paesaggi che si sviluppano mediante minuscoli sistemi di monti e
vallecole, prodotti da fenomeni di erosione prima, d'incisione poi,
quindi dal modellamento operato nel tempo dagli agenti atmosferici.
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